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La stanza di Mamadou

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La stanza di Mamadou

TEXTE : Aurélie Darbouret et Cécile Debarge - PHOTOS : Max Hirzel

 Venerdi di Repubblica - Le Pèlerin - Avril 2017

Nell’aprile di due anni fa circa 700 migranti persero la vita nel più grande naufragio del Mediterraneo. Siamo andati a casa di uno di loro, nell'Africa occidentale, e la famiglia ci ha raccontato.

Il tempo sembra sospeso a Soukouta. Il termometro ha superato i 40 gradi. In questo paese di 500 anime nel cuore del delta del Saloum, Ousmane tace. Sgrana il suo rosario musulmano seduto sul bordo del letto. Da ormai due anni lui e suoi fratelli non hanno più notizie di Mamadou, il fratello più piccolo. Nella stanza senza finestra è Abdou, il fratello di mezzo, a raccontare. «Mamadou è partito a febbraio del 2015 con un ragazzo del paese vicino, si chiama Mamadou anche lui. Sono passati dal Mali, poi Agadez in Niger, quindi Tripoli in Libia» dice scusandosi per il suo francese esitante. «Pensava di attraversare il mare senza problemi, come nostro fratello Fode che è salito su un barcone in Marocco nel 2012 e che ora vive in Spagna».

Avec les photos de Max Hirzel

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